PIQUERAS: STORIA DI UNA LEGGENDARIA AMICIZIA
A cura di:Francesca Garofoli
RaiLibro
Juan Vicente Piqueras, poeta e responsabile accademico dell'Istituto Cervantes di Roma, reinterpreta il Don Chisciotte di Miguel de Cervantes alla luce
della grande amicizia che lega il cavaliere al suo servitore e dell'amore soltanto sognato tra Chisciotte e Dulcinea.
Si parla molto di Don Chisciotte e poco del suo autore: Miguel de Cervantes. Potresti dirci chi era e quanto dell’autore è presente nella sua opera?
Miguel de Cervantes ha avuto una vita veramente movimentata. Forse il suo più grande romanzo è stato proprio la sua biografia, avventurosa e molto movimentata.
Lui è finito più volte in galera, accusato di crimini e delitti che non sono stati provati. Essenzialmente doveva scontare il delitto di "sangue" di non essere cristiano,
perché era discendente di ebrei. Questo ha fatto sì che non ottenesse mai una carica pubblica, alla quale invece teneva molto. Oggi Cervantes è un personaggio pubblico,
l'emblema dello Stato spagnolo, mentre in vita è stato persistentemente rifiutato. Accusato della morte di un uomo e condannato al taglio della mano destra,
quando aveva appena vent’anni, è dovuto scappare ed è andato a Roma. Lì è stato al servizio del cardinale Acquaviva e da personaggio lui stesso cavalleresco,
chisciottesco, ha partecipato come volontario alla battaglia di Lepanto, dove ha perso il braccio sinistro.
Rientrando da Lepanto è stato rapito dai pirati turchi e condotto in Algeria, dove è rimasto prigioniero per cinque anni.
Alcuni critici sostengono che durante questo periodo oscuro della sua vita, Cervantes abbia avuto rapporti omosessuali con il capo degli schiavi...
il che è l'estremo tentativo di avvalorare la "modernità" di Cervantes.
Cervantes era un personaggio molto moderno moralmente: si è parlato e sparlato della sua famiglia a lungo. Si dice che le figlie ricevessero visite notturne...
il che ha fatto sì che gli sguardi accusatori si puntassero sempre su di lui e finisse in galera per ben tre volte ingiustamente.
Il "Chisciotte", infatti, è stato scritto, almeno per la prima parte, nel carcere di Siviglia. Cervantes ha avuto ogni tipo di sventura e io credo che la sua vita
sia tutta dentro il Chisciotte, che è l'opera di maturità di Cervantes: l'opera di un uomo che ha più di sessant'anni e che da più di vent'anni non pubblica un libro.
Il Chisciotte è un compendio di ironia, pietà, tragicommedia e saggezza. Ed è questo che ha fatto la sua fortuna: questo personaggio anziano,
impazzito dalla lettura, un antieroe, il primo vero antieroe della storia moderna. È un eroe letterario, un uomo che passa all’azione perché invaghito
delle storie che legge. E, un po' come era successo a Cervantes, si confronta con il mondo e viene ripetutamente sconfitto.
Don Chisciotte è considerato un invincibile non tanto perché vittorioso, anzi, ma proprio per la sua caparbietà...
Potresti soffermarti su questo aspetto e sulle sue implicazioni?
Credo che la grande ammirazione che la figura di Don Chisciotte suscita sia motivata dalla sua tenacia: lui continuamente viene sconfitto, ma continuamente
si rialza e riprende una nuova avventura, sempre accompagnato dal fedele Sancho. Don Chisciotte è un po' come il toro, non si arrende mai: viene punito, castigato,
insediato, assediato, colpito… non si arrende mai, attacca sempre, tira sempre avanti, fino alla fine. Quindi è un modello di orgoglio, di tenacia e di perseveranza
nell'inseguire la giustizia, la libertà e i suoi ideali. Viene ripetutamente sconfitto e alla fine viene definitivamente sconfitto. La sconfitta di Don Chisciotte
è il suo tornare alla saggezza, alla realtà, al realismo. Verso la fine, tornando al paese dopo la sconfitta subita sulla spiaggia di Barcellona,
Don Chisciotte dice a Sancho: "Sancho, ti ricordi quella battaglia con i giganti?" "Come no – risponde Sancho – è stata una gloriosa battaglia".
"E invece no, non erano giganti, Sancho. Erano mulini". E mentre Sancho si ostina, Don Chisciotte colto dalla malinconia e dalla tristezza non può
che arrendersi alla realtà. Frattanto che si dicono questo, una lepre esce dai vitigni e viene a nascondersi tra le zampe di Ronzinante, tremante e impaurita.
Don Chisciotte la raccoglie e la guarda, consapevole che il suo ritorno sarà la morte. Don Chisciotte morirà per puro realismo, per abbandono dei suoi ideali.
Che rapporto c'è tra Don Chisciotte e Sancho? Perché a volte si scambiano i ruoli?
La storia di Don Chisciotte ha molte letture e, tra queste, si può leggere come la storia di una grande amicizia. Quasi una storia d'amore tra due personaggi
inizialmente molto diversi: tra un intellettuale dell’epoca chiuso nella propria casa, un hidalgo circondato dalla sua biblioteca, dove la fantasia e la mente
se ne vanno in fumo, e un rozzo contadino cicciotello che ha lavorato tutta la vita la terra e non è mai uscito dal paese nemmeno con l'immaginazione.
Ebbene l'unione di questi due personaggi, nell'arco di tutte le avventure che affronteranno insieme, si contamina: Sancho si chisciottizza e
Don Chisciotte si sanchopanzizza. Quindi c’è una trasfusione di saggezza popolare verso Don Chisciotte e il contrario,
ovvero c'è Sancho che s’illumina di questo sentimento epico che solo Chisciotte ha, perché tutto il resto è dura realtà.
Don Chisciotte è un'opera dura, feroce. E' feroce Cervantes con la sua creatura, perché in un certo senso lo è con se stesso, con la sua propria vita,
con quell'idealismo che l’ha portato al nulla, al discredito, alla galera. È un’opera molto ricca perché allo stesso tempo è scritta con ironia,
con la voglia di far ridere il lettore e con molta pietà verso l'essere umano.
Ritieni che Don Chisciotte sia soltanto un utopista? O Credi che abbia un ruolo etico e morale fondato sulla realtà, non solo sui sogni?
Io penso che Don Chisciotte sia un personaggio talemente ricco che permetta molte letture. Infatti è stato il simbolo sia del Romanticismo tedesco
che della cultura russa. Questa è la sua grandezza: non è un libro ben scritto, ma è riuscito a creare un mito, che ci aiuta a pensare e a capire una parte di noi.
Penso che poi la realtà abbia collaborato a fare di Don Chisciotte un personaggio necessario, un mito fondamentale, perché è sempre più necessario
qualcuno che creda che il mondo si può cambiare. Anche se poi viene sconfitto, Don Chisciotte è simbolo di tutti coloro che non si accontentano del mondo
così com'è e lo vogliono cambiare.
Invece Dulcinea che ruolo ha in questa storia?
Dulcinea è un personaggio inesistente, un personaggio creato dall'immaginazione di Don Chisciotte. Lui ha bisogno dell'amore e quindi se lo inventa,
perché che cavaliere è uno che non ha unamata, che non ha un ideale anche amoroso. Quindi Dulcinea è un'invenzione, non c'è un personaggio reale che sia Dulcinea.
In questo lo aiuta anche Sancho che, vedendolo molto solo – perché Don Chisciotte è un personaggio che incarna la solitudine – inventa visite e discorsi
con la presunta Dulcinea. Ma quella che Don Chisciotte chiama Dulcinea è solo una contadina con le mani logorate dal lavoro quotidiano.
Dulcinea è il nome del bisogno d'amore di Don Chisciotte, perché lui è un uomo solo che ha vissuto sempre solo, circondato esclusivamente dai suoi libri,
e ha bisogno di inventarsi l'amore, proprio come inventa la realtà. Noi non abbiamo un'immagine di Dulcinea. Potrebbe essere qualsiasi donna, perché è l'amore,
al di là della persona amata, è l'idea dell'amore.
Qual è l'avventura di Don Chisciotte che più ti è piaciuta?
Quella che ha avuto la miglior fortuna è sicuramente quella dei mulini a vento: forse perché è più cinematografica o visuale.
Io invece preferisco l'avventura dei galeotti, dove Cervantes, che era stato in galera ed era molto critico con la giustizia dell'epoca, decide di liberare i prigionieri.
In un certo senso si pone con spirito critico nei confronti della sua stessa vicenda. In tutta l'opera di Cervantes c'è un rapporto ambiguo con la verità,
quasi distaccato, a cominciare dal fatto che non si appropria della paternità della sua opera, imputandola a un altro autore. Questo distacco, un po' alla Borges,
lo rende molto moderno come narratore.
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